Edizioni Polistampa | Firenze | Scheda Libro

Scritti giornalistici
Volume 6. Il Taccuino di Epoca. 1972-1976

Polistampa, 2011

A cura di:

Paolo Bagnoli

Pagine: 520

Caratteristiche: cart.

Formato: 17x24

ISBN: 978-88-596-0954-4

Collana:

Polistampa Grandi Opere | Scritti giornalistici di Giovanni Spadolini, 6

Settore:

DSU1 / Storia

SS1 / Politica

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Il rapporto di Giovanni Spadolini con «Epoca» è di lunga data e inizia con la vita stessa della rivista, nell’ottobre del 1950. Divenuto nel 1955 direttore del «Resto del Carlino» egli continuerà a collaborare e a scrivere sul settimanale, tenendo dal 1972 fino al 1976 la rubrica Il taccuino di Giovanni Spadolini. Tra la prima e la seconda stagione della sua collaborazione, la presenza di Spadolini nella vita italiana matura un percorso che lo vede, dopo la direzione dello storico quotidiano bolognese, direttore del «Corriere della Sera» (1968-1972) e, una volta lasciata via Solferino, eletto in Senato come indipendente nelle liste del Pri, dietro invito di Ugo La Malfa.
Nei pezzi del suo Taccuino e in altre testimonianze della sua collaborazione al settimanale qui raccolte in appendice, Spadolini fissa con occhio critico la vicenda complessiva di un Paese di cui avverte la complessità e le difficoltà. Anzi, di esse è talmente consapevole, e pure preoccupato, che gli articoli rifuggono sia dagli stereotipi narrativi così topici della pubblicistica italiana, sia dalla mera apparenza dei fatti o delle personalità di cui scrive.
Giornalista nel Palazzo, egli mantiene il ruolo di “storico del presente” che lo caratterizza fin dagli esordi: raccontando, polemizzando, sollevando questioni e sfidando il lettore. Ritroviamo anche le passioni più proprie dello Spadolini uomo di cultura, che sa cogliere negli incontri con i grandi del tempo le atmosfere, i silenzi parlanti, le tensioni e le sensibilità, regalando veri e propri esempi di un giornalismo non urlato, sobrio ma allo stesso tempo denso e pungente.
La riflessione politica espressa da Giovanni Spadolini su «Epoca» esprime perfettamente la sintesi di una personalità per la quale lo scrivere era un altro modo per onorare la politica e la cattedra, ovvero la vita civile dell’Italia.
Introduzione di Cosimo Ceccuti