Edizioni Polistampa | Firenze | Scheda Libro

Comitato Nazionale per le celebrazioni del centenario del primo regolamento organico di tutela (1904)
“Simulacri spiranti, imagin vive”
Il recupero delle opere d’arte toscane nel 1815

Polistampa, 2006

Pagine: 210

Caratteristiche: ill. b/n, br.

Formato: 17x24

ISBN: 978-88-596-0127-2

Settore:

A1 / Storia dell’arte

DSU1 / Storia

€ 13,60

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Prefazione di Antonio Paolucci

Il libro parla del recupero delle opere d’arte toscane trasferite a Parigi da Napoleone. Costruito su una massa imponente di minuziose notizie e documenti inediti, si legge tuttavia con suspense, come un avvincente romanzo. Sappiamo infatti come la storia andò a finire, ma non immaginavamo fino a oggi quanto la vicenda sia stata complicata, irta di contestazioni giuridiche, intrighi politici e diplomatici, sempre a rischio di un esito infausto. Gli archivi fiorentini, consultati da Gabriele Paolini, parlano di quel fatale 1815 e dei “simulacri spiranti, imagin vive” (così sono dette le opere nell’ode composta da Pietro Bagnoli in occasione del loro ritorno) restituiti alla patria.
Tutti sanno dell’immensa rapina compiuta da Napoleone in Italia in Belgio e in mezza Europa. Dopo Waterloo il Congresso di Vienna decise lo smantellamento del Museé Napoleon e la restituzione delle opere d’arte deportate ai paesi d’origine. Fu una deliberazione di grande importanza: per la prima volta entrava nel diritto internazionale il principio che i beni culturali di una nazione non possono mai, per nessun motivo, essere oggetto di acquisizione bellica o di risarcimento. Eppure la decisione di restituire ai paesi occupati da Napoleone le opere depredate non avvenne senza contrasti e fu più il risultato di un compromesso che di una presa di coscienza.
Lo stato toscano, quantité nègligeable agli occhi delle cancellerie d’Europa, giocò le sue carte con intelligenza e determinazione, consapevole che le ragioni della cultura e del diritto erano dalla sua parte. I “tecnici” inviati a Parigi dal governo granducale svolsero il loro compito con efficacia ammirevole e con scrupolosa correttezza. Nella parte finale del libro si parla anche della straordinaria accoglienza tributata dai fiorentini ai capolavori tornati in patria, a dimostrazione di quanto musei e opere d’arte significassero per la gente toscana.

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