Gino Terreni

Gino Terreni nasce da una famiglia di coltivatori diretti il 13 settembre del 1925 e trascorre la sua infanzia fra le dolci colline di Tartagliana, frazione di Empoli. Fin da giovanissimo esprime le proprie doti artistiche plasmando l’argilla del luogo e disegnando la vita quotidiana dei contadini della valle dell’Orme. L’evento bellico interrompe i suoi studi: l’8 settembre del 1943 entra nella brigata partigiana “Arno” fino al 25 luglio del 1944. Poi si arruola volontario nel battaglione arditi d’assalto della divisione Legnano, combattendo sulla Linea Gotica ed entrando tra i primi a Bologna. Finita la guerra, riprende gli studi al Magistero Fiorentino (Istituto d’Arte di Porta Romana), sotto la guida di Francesco Chiappelli e Pietro Parigi. Si spegne ad Empoli nel 2015.
Le sue opere, realizzate in una molteplicità di tecniche e frutto di oltre settanta anni di attività artistica, si trovano presso numerosi musei, nazionali ed internazionali (alla Galleria degli Uffizi è presente con l’autoritratto giovanile del periodo espressionista, quattordici disegni del tempo di guerra e una serie di xilografie) e in decine di chiese e piazze italiane. Ha realizzato, tra gli altri, il grande monumento dedicato alle vittime per l’eccidio del padule di Fucecchio, inaugurato nel settembre del 2002 dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, a Castelmartini di Larciano. Nel 2012 viene inaugurato un suo grande monumento alla pace per il Comune di Certaldo .La Regione Toscana gli ha dedicato una mostra omaggio a Palazzo Cerretani a Firenze.
È accademico delle Arti del Disegno di Firenze dal 1970, delle Muse e degli Incisori d’Italia, fa parte dell’Associazione Incisori Veneti ed è “Paiolante d’onore” dell’antica Compagnia del Paiolo di Firenze. È Cavaliere della Repubblica Italiana per meriti artistici e cittadino onorario dei comuni di Montaione, Abetone e Larciano. A Empoli, con l’amico Carmignani, ha fondato i Musei della Resistenza e d’Arte Moderna. Opera a Empoli e a San Martino alla Palma, sulle colline di Firenze. Di lui hanno scritto, tra gli altri, Francesco Adorno, Umberto Baldini, Piero Bargellini, Renzo Biason, Dino Carlesi, Nicola Micieli, Tommaso Paloscia, Antonio Paolucci, Domenico Viggiano, Luigi Zangheri.

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