Francesco Pagliazzi
Francesco Pagliazzi nasce a Reggello nella provincia di Firenze il 14 febbraio del 1910. Frequenta l’Istituto d’Arte di Porta Romana a Firenze, e ha come maestri Libero Andreotti e Giuseppe Lunardi. Fin dai primi anni Trenta, quando ha studiato al Conventino, elabora una maniera espressiva di gusto impressionista che gli conquista il favore della critica più accorta e del pubblico. Prende parte a mostre fiorentine e nazionali, fra cui, nel 1935, la Quadriennale romana, e nel 1936 la XX Biennale di Venezia. Durante la guerra si ritira a Palazzuolo sul Senio, dove forma la sua famiglia e dove nascono due figli, Angelina ed Enrico, protagonisti della sua toccante pittura. Oltre a dedicarsi all’arte, Pagliazzi è molto attivo politicamente e ricopre la carica di sindaco nei difficili anni del dopoguerra. Nel novembre del 1945 è stata allestita la sua prima mostra in Palazzo Strozzi a Firenze, e la Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti acquista nello stesso anno per le proprie collezioni un suo quadro, “Interno – Palazzuolo di Romagna” di chiara reminescenza macchiaiola. Su suggerimento della moglie, che lo stimola ad ampliare la sua conoscenza della pittura francese, comincia a viaggiare attraverso l’Europa con prima destinazione Parigi. Nei primi anni Cinquanta, i frequenti e prolungati soggiorni parigini rafforzano le sue scelte stilistiche. Le sue vedute di Parigi, Venezia, Milano, Viareggio, che si alternano alle nature morte, ai ritratti di persone care, e ai personaggi dell’amata Palazzuolo, gli assicurano il successo, e sue personali vengono allestite a Firenze, New York, Parigi, Roma. Nel 1972, la morte della figlia Adelina segna una drammatica cesura nella carriera del pittore, che si isola nella campagna palazzuolese, quasi abbandonando l’arte. Sarà il matrimonio del figlio Enrico e la nascita del nipote a ridare vitalità all’artista che riprende anche l’attività espositiva, con immutato successo. Due anni dopo la sua morte, nel 1990, Palazzo Strozzi dedica un’importante retrospettiva al maestro toscano.
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