Carlo Prosperi
Compositore fra i più eminenti del dopoguerra, Carlo Prosperi compie una ricerca del tutto personale che lo porta a utilizzare la dodecafonia non come sistema ma come tecnica: egli rifugge dall’uniserialità perseguita dall’ortodossia dodecafonica, a favore di una pluriserialità di volta in volta mutata in funzione delle proprie ragioni espressive. L’unità che Prosperi cerca, e trova, non risiede nelle stanze tecniche dell’uniserialità: è valore dello spirito e risiede nel pensiero unitario del discorso musicale, nella musica che si fa interprete del proprio respiro interiore, nell’unità fra musica e poesia. Il compositore vuole piegare la tecnica all’uomo, e non viceversa: ecco la serialità ben temperata e dodecafonicamente poco ortodossa. L’umanesimo di Prosperi si pone agli antipodi dello strutturalismo di Darmstadt, vista la centralità nella sua estetica e etica musicale del soggetto, dell’uomo, della coscienza dell’individuo. Allo stesso fine, per altra via, tendeva il suo maestro Luigi Dallapiccola, di cui Prosperi è vero continuatore. La vocazione di Prosperi non fu quella di essere attuale: la sua inattualità fu anzi la cifra linguistica di un percorso che lo portò a un isolamento funzionale alla sua produzione artistica che, di giorno in giorno, torna a essere lungimirante e profetica. Ecco perché oggi, dopo un lungo silenzio, è giusto parlare di Prosperi ritrovato.
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