Pino Castagna

Pino Castagna appartiene a quella schiera di artisti che non accettano di dover distinguere fra arte e artigianato, fra arte pura e arte applicata, e ancor meno fra arti maggiori e arti minori. Questa convinzione è il risultato naturale della sua formazione, solo in parte determinata dalla scuola e che, in maniera più profonda e risolutiva, si è basata soprattutto su una lunga serie di esperienze operative di tipo artigianale, che vanno dal disegno dei mobili al restauro, dall’affresco alla tipografia. Una formazione che trova nel laboratorio di ceramiche, aperto in collaborazione con Michael Noble nella seconda metà degli anni Cinquanta, la prima concreta possibilità di sperimentare le capacità progettuali acquisite e di verificare il talento inventivo e manuale. Consumata questa esperienza si precisa, all’inizio degli anni Sessanta, la sua vocazione di scultore con l’esecuzione delle prime grandi opere in ceramica, alluminio, bronzo, ma anche in materiali insoliti come la terra refrattaria e la pietra morta. Con le sue sculture, ma anche con le ceramiche e i disegni, Castagna ha partecipato a numerose rassegne internazionali, ma soprattutto ha allestito mostre personali nelle principali città italiane ed europee, trovando in molti casi la collocazione ideale “en plein air”, nei centri storici di Monaco (1971), Imola e Verona (1975), Lucca (1976), Rimini (1978), Salisburgo (1979), Bardolino (1982), Montignoso (1991), Bolzano (1992), Pergine Valsugana (2001). Nel corso degli anni, Castagna ha inoltre realizzato spazi monumentali e istallato sculture in sedi prestigiose, sia in contesti storici che in situazioni di nuova urbanizzazione. La sua più recente realizzazione è la nuova versione di Alpinia, la grande Cascata delle Alpi, un monumentale complesso in acciaio cor-ten e calcestruzzo, riprogettato e rifatto, dopo l’opera originale, eseguita nel 1991, era stata rimossa durante i lavori di ampliamento dell’autostrada che da Lione va verso il Monte Bianco. Sono invece ancora in corso di realizzazione il grande Muro in marmo bianco, che sorgerà di fronte al mare di Marina di Massa, lo Spino in bronzo, una maglia di filo spinato alta sette metri, che a Verona ricorderà le vittime delle deportazioni e dei campi di sterminio, e i nuovi arredi liturgici del Duomo di Vicenza. Tra le opere presenti nelle collezioni pubbliche e private, andrà ricordato almeno il consistente gruppo di sculture della Fondazione Cini di Venezia, oltre alle opere presenti al Musée de plein air “Domaine de l’Amiraute” a Deauville e a quelle conservate a Verona dalla Fondazione Cariverona, mentre una parte significativa della sua produzione grafica è conservata a Vienna alla Collezione Grafica Albertina e a Firenze presso il Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi.

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