Luigi Pagliai

Quando al primo Congresso internazionale degli archivisti e dei bibliotecari tenuto a Bruxelles nel 1910 il direttore dell’archivio di Rotterdam sottolineò il diffuso disinteresse in ambito archivistico per l’applicazione del ‘principio di provenienza’, un giovane archivista si sentì in dovere di intervenire energicamente, sottolineando come invece in Italia tale principio, fondamento dell’archivistica moderna, fosse ormai comunemente adottato anche laddove aveva dominato a lungo l’applicazione del contrapposto ‘principio di pertinenza’. Il giovane archivista era Luigi Pagliai, sacerdote e dottore in Lettere, in quel periodo in servizio presso l’Archivio di Stato di Firenze. Nato a Montecarlo (Lucca) nel 1874, Pagliai aveva iniziato la carriera nell’amministrazione archivistica statale nel 1901, superando il concorso per alunno assieme ad altri cinque colleghi, alcuni dei quali – Giovanni Vittani, Giuseppe Bonelli e Giustiniano Degli Azzi Vitelleschi – avrebbero scritto pagine rilevanti nella storia dell’archivistica italiana. Entrato quindi nei ruoli e destinato all’Istituto fiorentino, fu impiegato nella schedatura della Miscellanea medicea insieme a Ugo Fortini del Giglio e nella regestazione delle pergamene dell’abbazia di S. Lorenzo a Coltibuono, per poi vincere nel 1911 il concorso per la direzione dell’Archivio di Stato di Pisa, dove avrebbe svolto tutta la successiva carriera, prima di morire, nel 1922, a soli 48 anni.
Luigi Pagliai fu un esponente non secondario della scuola archivistica toscana che, partendo dall’insegnamento di Francesco Bonaini (1806-1874) e di Cesare Guasti (1822-1882), gettò le basi di quella prassi, ispirata al ‘metodo storico’, che sarebbe diventata il segno distintivo della tradizione italiana. Di quella scuola toscana Pagliai fu un rappresentante della seconda generazione successiva a Bonaini e Guasti – nonché a Carlo (1816-1867) e Gaetano Milanesi (1813-1895) –, ovvero di quella ‘discendenza’ pisana che ebbe in Clemente Lupi (1840-1919) il principale referente, in parallelo alle altre che a Firenze, Siena e Lucca, videro come maestri alcuni personaggi di rilievo nella storia dell’archivistica italiana dell’Ottocento, quali Alessandro Gherardi (1844-1908), Cesare Paoli (1840-1901), Luciano Banchi (1837-1887) e Salvatore Bongi (1825-1899).

A cura di Luigi Pagliai