Piero Calamandrei
Piero Calamandrei nasce a Firenze nel 1889. Nel 1912 si laurea in legge a Pisa; insegnerà procedura civile prima all’Università di Messina, poi a Modena, Siena e dal 1924 alla nuova Facoltà giuridica di Firenze, dove mantiene la cattedra di diritto processuale civile fino alla morte. Partecipa alla Grande Guerra come ufficiale volontario in fanteria, dove sarà promosso tenente colonnello. Subito dopo l’avvento del fascismo fa parte del consiglio direttivo dell’«Unione Nazionale» fondata da Giovanni Amendola. Durante il ventennio fascista è uno dei pochi professori che non ha né chiede la tessera del partito, continuando sempre a far parte di movimenti clandestini. Collabora al «Non mollare», nel 1941 aderisce a «Giustizia e Libertà» e nel 1942 è tra i fondatori del Partito d’Azione.
Assieme a Francesco Carnelutti e a Enrico Redenti è uno dei principali ispiratori dei Codice di procedura civile del 1940.
Nominato Rettore dell’Università di Firenze il 26 luglio 1943, dopo l’8 settembre è colpito da mandato di cattura, cosicché esercita effettivamente il suo mandato dal settembre 1944, cioè dalla liberazione di Firenze, all’ottobre 1947.
Presidente del Consiglio nazionale forense dal 1946 alla morte, fa parte della Consulta Nazionale e della Costituente in rappresentanza del Partito d’Azione. Partecipa attivamente ai lavori parlamentari come componente della Giunta delle elezioni della commissione d’inchiesta e della Commissione per la Costituzione. I suoi interventi nei dibattiti dell’assemblea hanno larga risonanza: specialmente i suoi discorsi sul piano generale della Costituzione, sugli accordi lateranensi, sulla indissolubilità del matrimonio, sul potere giudiziario. Nel 1948 è deputato per «Unità socialista». Nel 1953 prende parte alla fondazione del movimento di «Unità popolare» assieme a Ferruccio Parri, Tristano Codignola e altri.
Accademico nazionale dei Lincei, direttore dell’Istituto di diritto processuale comparato dell’Università di Firenze, direttore con Carnelutti della «Rivista di diritto processuale», con Finzi, Lessona e Paoli della rivista «Il Foro toscano» e con Alessandro Levi del «Commentario sistematico della Costituzione italiana», nell’aprile del 1945 fonda la rivista politico-letteraria «Il Ponte». Muore a Firenze nel 1956.
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