Luigi Baldacci
Sono due i fili comuni che legano tutta l’attività di Baldacci critico, dal Cinquecento a oggi: uno di questi è il gusto della modernità, con una naturale, spontanea affinità con tutti quegli scrittori che hanno segnato per la cultura italiana un passaggio alla «maggiore età». L’altro, più decisivo tratto comune della sua attività di critico è l’analisi del nihilismo. Il suo più alto punto d’arrivo è stato, in questo, Il male nell’ordine, la raccolta di scritti su Leopardi uscita nel ’98. Baldacci era leopardiano nel fondo dell’anima. Si potrebbe anche dire che l’ampiezza dell’arco cronologico degli studi di Luigi Baldacci si sposava in lui ad un punto di vista assai originale d’indagine, in cui prevaleva la percezione sia visiva che acustica, testimoniata anche dalla sua viva passione per l’arte figurativa e per la musica.
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