Gaetano Trentanove
Figlio di un orafo, nato a Firenze nel 1858, Trentanove fu allievo più o meno diretto di Giovanni Dupré e Augusto Rivalta, e si avvicinò in gioventù ad artisti come Stefano Ussi, Vittorio Corcos e Giuseppe Rossi. Purtroppo non molti sono i documenti che consentono di ricostruire in modo puntuale la fase giovanile della sua attività e i suoi rapporti con l’ambiente culturale fiorentino. Si dedicò fondamentalmente alla scultura in tutte le sue possibili espressioni: dal ritratto al monumento pubblico, dal soggetto religioso alla stele e alla cappella funeraria, dalla figurina ornamentale alla statua decorativa. Come scrive in catalogo Rosanna Morozzi, curatrice della mostra, Trentanove è “Raramente classicheggiante, a volte scultore di storia, spesso propenso al consolatorio compromesso tra verosimiglianza e accademia, figlio del proprio tempo”. Il suo realismo è fatto di cose semplici. Di lui ricordiamo la statua di Giovanni Villani, ancora collocata in una delle nicchie della Loggia del Mercato Nuovo- più noto a Firenze come il Porcellino-, oppure la statua di Victor Hugo realizzata per l’Esposizione mondiale di Parigi del 1889. Ma l’opera che segnerà la sua rapida ascesa negli Stati Uniti fu L’ultimo degli Spartani del 1892 per l’Esposizione di Belle Arti di Parma, acquistata da William Cramer, facoltoso collezionista americano e donata alla Layton Art Gallery di Milwaukee. Trentanove interpretò i gusti dei ricchi americani, comprendendone le fondamentali aspirazioni. Capì esattamente ciò che committenti e critici si aspettavano da lui: rappresentare con una vena epica la storia americana senza dimenticarsi della sua tradizione italiana. Negli studi aperti a Milwaukee, a Chicago e poi a Washington il lavoro era frenetico. Gaetano Trentanove era ricercatissimo nei più alti circoli di New York e Washington. L’artista, sull’onda di queste richieste, eseguì monumenti a presidenti, statisti, governatori e generali come: il monumento al Generale Pike, il monumento al Presidente Daniel Webster, oppure la statua di Hoskosh, detto “Il coraggioso”, capo indiano della tribù dei Menonimee, responsabile dei trattati tra il suo popolo e il governo degli Stati Uniti.
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