In una delle sue tante accezioni il paesaggio può essere interpretato come prodotto di una sedimentazione: di segni fisici e rapporti morfologici ma anche di immagini e “riflessioni” che gli hanno conferito valenze estetiche rendendolo riconoscibile come tale. Il paesaggio toscano è uno tra gli esempi più celebri di questa estetizzazione che ha “inventato” una certa immagine del territorio. Questo libro illustra una parte del processo storico-culturale che ha forgiato la sua percezione attuale esaminando due filoni di testimonianze letterarie e figurative riferite all’Ottocento e in qualche misura complementari: la produzione degli stranieri presenti a Firenze e dintorni in quegli anni, espressione di un atteggiamento contemplativo ed estetizzante, e quella della cultura locale, in particolare dell’Accademia dei Georgofili, volta a documentare le reali condizioni del territorio rurale con finalità produttive ed utilitaristiche. Il confronto tra questi documenti – tra l’altro consultabili nell’antologia allegata – svela due diverse modalità di guardare il paesaggio, due punti di vista legati rispettivamente alla sfera della contemplazione e a quella della gestione delle trasformazioni territoriali che la riflessione attuale sul paesaggio dovrebbe riconciliare. | |||
| © Polistampa 2008, cm 16,5x24, pp. 176, 30 tavv. col., br., € 14,00 ISBN: 978-88-596-0442-6 Settore: A3 / Architettura, urbanistica, territorio Altri settori: L1 / Studi, storia della letteratura Rassegna stampa: Libri: alla ricerca del Paesaggio Toscano autentico («Nove da Firenze») Libri: il paesaggio toscano come prodotto letterario dell’Ottocento (Antonio Pagliai, «Nove da Firenze») Sulla base di due grandi filoni di testimonianze letterarie e figurative riferite all’Ottocento (Antonio Pagliai, «Artèpress») Note interne: DBBC_23,00 |