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Emanuela Angiuli

Oscar Ghiglia
Un mosaico di colori e di spazi


In Italia c’è Ghiglia; c’è Oscar Ghiglia e basta” affermava Amedeo Modigliani da Parigi, volgendo lo sguardo agli artisti italiani operanti intorno ai primi decenni del 1900. Giudizio lapidario, carico di un valore profetico che adombra l’unicità del livornese Oscar Ghiglia (1876-1945), della sua personalità definita aristocratica e schiva, in realtà solitaria. Amico più che discepolo di Giovanni Fattori, con lui Oscar condivide un’affinità, una disposizione mentale, quella di pensare con il colore, di dare struttura sintattica alla visione artistica soltanto attraverso il colore che nelle diverse stagioni della sua arte diventa la cifra stilistica che lo imporrà al disopra delle maniere e dei localismi italiani. Il colore pensato nei luoghi dell’anima, plasmato sui corpi e sulle espressioni fortemente indagate nei ritratti, usato come architettura negli interni, incarnato nelle sensuali opalescenze di fiori e conchiglie, negli smalti dei vasi e dei fiori, si tramuta nell’opera di Ghiglia in linguaggio universale, forse il più alto nell’arte italiana del Novecento.




© Mauro Pagliai 2008, cm 17x24, pp. 128, ill. col., br., € 12,00
ISBN: 978-88-564-0028-1
Collana: I maestri della luce in Toscana / Collana di monografie d’arte dell’800 e del ’900, 7
Settore: A2 / Arte moderna e contemporanea
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Schede biografiche attinenti:
Oscar Ghiglia

Rassegna stampa:
Fattori e i postmacchiaioli in nuova collana monografica edita da Polistampa («Aise»)
Libri: collana monografica su Fattori e postmacchiaioli (Irene Gherardotti, «Nove da Firenze»)
Ghiglia maestro del ritratto («Il Tirreno»)
Quei livornesi dipingevano il ’900 (Maria Teresa Giannoni, «Il Tirreno»)