Di vivo hanno solo gli occhi. Sono pietre scolpite dall’ira del tempo dagli scalpelli del lavoro dalle unghie del profitto. Immobili, le coppole piantate, i baveri alzati, le mani nelle tasche, ascoltano. Le parole sembrano cadere in uno stagno ma poi le pietre si agitano vivono e sono valanghe sono l’essenza della vita e avanzano e di vivo hanno solo gli occhi.
“La poesia di Giovanna Barreca è attraversata da meravigliosi lampi. Sono gli antichi stimoli interiorizzati quando lei era bambina, in Sicilia. Nel mondo disincantato degli uomini, quegli antichi impulsi non smettono mai di far capolino, per contrastare, per beffare l’aridità del mondo adulto. Mondo che gli esseri umani, vivendo insieme, sanno solo rendere sempre più alienato, disumano. Bisogna ‘morire’ (“die into life”, cioè ‘morire nella vita’, direbbe John Keats) per sottrarsi a quel tradimento di noi stessi che è, in molti casi, l’esistenza quotidiana. Per strapparci, insomma, alla menzogna sociale”
(dalla prefazione di Giampiero Giampieri)
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