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Giovanni Valdré

Fiorentinismi soliti usarsi dalla bassa gente
Raccolta ragionata di antichi idiotismi nella parlata, nei canti popolari, nei giochi infantili della Firenze granducale


Gran bella cosa è l’esser toscani, ma ancor di più è l’appartenere a quel tipo di fiorentini che si possono vantare di essere i primi per toscanità e che conservano ancora nel parlare quel vernacolo che fu di Cecco Angiolieri, di Franco Sacchetti e quindi del Lasca, che poi è lo stesso gergo dei trippai, delle ciane, dei beceri, della gente di San Frediano, cioè la parlata sboccata, insolente, allegra, a bocca aperta e a mele strette

Dalla prefazione dell’Autore

I edizione: novembre 2005
I ristampa: ottobre 2006




© Polistampa 2005, cm 15x21, pp. 232, ill. b/n, br., € 13,00
ISBN: 88-8304-967-5
Settore: SS7 / Cultura popolare
Altri settori: L1 / Studi, storia della letteratura

Alcune recensioni:
Giovanni Valdré, Fiorentinismi soliti usarsi dalla bassa gente (Alessandro Bencistà, «Toscana Folk»)
Fiorentinismi («Erba d’Arno»)
Lettera da Firenze (Pier Francesco Listri, «Il Giornale della Toscana»)
Scilinguagnoli e bacchettoni («Il Tirreno»)
Giovanni Valdré FIORENTINISMI soliti usarsi dalla bassa gente (Alessandro Bencistà, «toscanafolk.it»)
Valdré e i fiorentinismi del popolino in epoca granducale («Il Giornale della Toscana»)
Un libro riporta alla luce l’antica parlata popolare fiorentina («Nove da Firenze»)