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Giuseppe Favati

Ameleto, in nome dei padri


Viene raccolta qui una parte della produzione poetica di Favati (un trentennio, cominciato da autore “tardivo” anche editorialmente, tra fine degli anni Sessanta e fine dei Novanta) ossia quella impegnata - come segnalarono critici di vario orientamento, quali Lunetta, Manacorda, Manescalchi, Pedullà, Zagarrio - sulla corda della tensione ideo-sociale. Corda peraltro “ammirevolmente rigida e tuttavia sempre spezzata, riannodata, rimessa a tiro”, con “gelido furor […] oppositivo a un vivere stupido e osceno” (Lunetta), a un mondo in cui libertà e diritti fondamentali sono stati o sono tuttora negati oppure di fatto e subdolamente elusi.
Una parte, va aggiunto, sottoposta a potatura, e non solo per le del resto modeste varianti; parte di una parte quindi, e inevitabilmente (opportunamente?) ricontestualizzata. Più di un lettore, critico di professione e non, ha avvertito i modi personalissimi di Favati, la singolarità della sua “avanguardia materiata di tradizione”, grazie a una “fantasia prodigiosa messa al servizio degli incastri, smontando e rimontando parole, titoli di libri e di films, nomi di vie, lettere di altri” (Pellegrini); mescidando stili, versi saturnini e accensioni sarcastiche, improvvisi scarti sintattici e semantici e fitte invenzioni linguistiche.


© Polistampa 2000, cm 14x21, pp. 72, br., € 7,23
ISBN: 88-8304-175-5
Collana: Sagittaria / Opera, 1
Settore: L9 / Poesia
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Rassegna stampa:
GIUSEPPE FAVATI, Ameleto, in nome dei padri (Sergio D’Amaro, «Misure critiche»)
GIUSEPPE FAVATI, Amleto, in nome dei padri (Vico Faggi, «Resine»)