Massimo Rapi è nato il 7 maggio 1974 a Firenze, dove vive, da cui qualche volta si allontana, tornando sempre . Fra le radici amate c’è Sebastiano Rapi, agli inizi del Settecento giardiniere a Boboli, creator di tulipani e disegnator del parco di Villa La Quiete; mentre nell’Ottocento un ramo della famiglia ebbe la fortuna di affittare delle stanze d’una casa a Castello a Carlo Lorenzini, detto “Collodi”, che mentre là soggiornava scrisse gran parte del suo Pinocchio, capolavoro assoluto della letteratura d’ogni tempo. Fra la quieta luce della campagna e le fiabe, gli spigoli della fiorentinità sono addolciti e temprati al sereno dai Sarracino, allegro e numeroso clangore di parenti partenopei di evidente origine orientale, usi per mestiere a lavorare il ferro e i metalli: sono loro la radice materna. Fra i germogli coltivati ne sboccia uno quando si incontra, complice Amerigo Vespucci, con Lapo Mazzei, suo maestro d’umanità e professione, e dalla sintonia si scaturisce una scintilla, che col suo aiuto dopo qualche anno di riunioni diventa «Il Fuoco», rivista poetica e civile. Si presenta all’editore, chiama con sé i compagni di studi Piero Buscioni e Lorenzo Nannelli e racconta del progetto portando in esempio e sogno i consessi letterari d’inizio Novecento e gli amici che li fondavano. Concordi d’animo e stile Piero suggerisce il titolo ed egli più modestamente il sottotitolo, Lorenzo ne dà il nerbo estetico e tutti cesellano i dettagli. Così che viene fissato in tre il numero insolito, perfetto e necessario del comitato di direzione e d’amicizia. Tre, più cento, editore incluso.
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