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Madeleine Santschi
Nazionalità:


Madeleine Santschi (Vevey 1916) è vissuta a Nancy (1919-25) e Milano (1925- 30). Nel 1930 è rientrata in Svizzera, abitando dapprima a Losanna, quindi (dal 1957) a Jouxtens. Tra il 1942 e il 1948 traduce opere di Nicolas Basseches, Norah Lofts, Erik Knight, Dario Niccodemi (il 1943 segna anche il suo esordio come giornalista). Nel 1951 pubblica la raccolta di racconti La pièce se joue à l’intérieur, e nel 1965, con il sostegno di Raymond Queneau, il romanzo Sonate (riedito nel 1992). Dall’incontro con Antonio Pizzuto nascono le edizioni bilingui e commentate di Pagelle (1973, 1975) e di Ultime (1978), il Portrait d’Antonio Pizzuto (1986) e la scelta di versioni pizzutiane Le triporteur et autres proses (1987). Negli stessi anni traduce anche, per le edizioni di Vanni Scheiwiller, varie raccolte poetiche di Albino Pierro (I ’nnamurète, ’A terra du ricorde, Metaponto, Curtelle a lu sóue, Nu belle fatte, Famme dorme). Nel 1981 appare a Parigi la traduzione di La madre e Elias Portolu, di Grazia Deledda (seguirà, nel 1989, quella di Madame, di Laura Betti). Il lungo sodalizio con Michel Butor è consegnato ai volumi Voyage avec Michel Butor (1982) e Une schizophrénie active (1993); quello con Gustave Roud a Gustave Roud: petits riens (1988). Il suo lavoro sul fronte narrativo prosegue con i romanzi Toutes ces voix (1994) e Pas de deux (inedito). Nel 2006 esce Violence et fragilité de l’instant, conversazione con Jean Lecoultre, condotta da Jacques-Michel Pittier.



Pubblicazioni attinenti:
L’ultima è sempre la migliore (2007)