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L’ultimo sconosciuto trentennio della Grecia
Il Riformista - 13/06/2007 - Giovanna Gabrielli  


 
 

C’è una Grecia contemporanea che da tempo, ormai, ha deciso di sottrarsi “all’ossessione della misura”. La misura del suo passato. Quello lontano e ingombrante del mito e quello, più recente e sofferto, del passaggio alla modernità. Un percorso lungo e difficile legato anche - secondo molti studiosi - a un inconscio e collettivo “complesso di colpa” del popolo greco nei confronti di un primato culturale ineguagliabile. E che in parte giustifica la storia di un Paese che, dopo aver dominato il Mediterraneo per molti secoli, ha dovuto arrendersi al declino, fare i conti con quattrocento anni di turcocrazia, affrontare l’isolamento geopolitico e l’esperienza triste della guerra civile e della dittatura.
Vittima illustre del proprio e dell’altrui immaginario, la Grecia del ventunesimo secolo sembra avercela fatta. Nonostante l’indifferenza politica di un certo Occidente, interessato a colonizzarla turisticamente più che a investire sulla sua diversità e nonostante il distacco di buona parte dell’opinione pubblica internazionale, scarsamente documentata, a livello mediatico e storiografico, sulla sua evoluzione recente.
Una lacuna coperta oggi - a distanza di venticinque anni dal testo classico di Richard Clogg - dal saggio La Grecia contemporanea (1974-2006), Edizioni Polistampa, curato da Rudy Caparrini e scritto a tre mani da Vincenzo Greco, Ninni Radicini e dallo stesso Caparrini, che, oltre a recuperare un vuoto editoriale, analizza con scrupolo storico e con vena didascalica, l’ultimo trentennio della nazione ellenica, dal crollo della giunta dei colonnelli, all’ingresso in Europa, all’exploit delle Olimpiadi di Atene.
Nei quattro capitoli che scandiscono il volume e che, su fronti diversi, raccontano la marcia greca verso lo sviluppo e la modernità, gli autori, a turno, ricostruiscono gli anni del faticoso ritorno alla democrazia, il ruolo di Karamanlìs e di Nea Demokratia nelle elezioni legislative del ’77, l’ingresso nella comunità Europea dell’81, il ventennio storico del Pasok di Papandreu e di Costas Simitis. Un quadro politico di riferimento all’interno del quale sfilano i grandi fatti dell’ultima Grecia, come il consolidamento del bipolarismo, la sofferta e altalenante crescita econonomica, le grandi trasformazioni sociali. E, naturalmente, i temi cruciali della politica estera di Atene, dalle relazioni con la Turchia alla questione di Cipro e della Macedonia, alla conquista di un posto d’onore in Europa.
Sempre più Paese cerniera tra Occidente e Balcani, la Grecia “laboratorio politico” per eccellenza, ha avviato da tempo la sua stagione di rivincite. Anche d’immagine, come giustamente sottolineano gli autori del libro, che alla straordinaria performance delle Olimpiadi 2004, simbolo di una rinascita annunciata, hanno dedicato un ampio spazio destinato a far giustizia di tutti quei luoghi comuni sulla presunta incapacità organizzativa del popolo greco. L’auspicio, per dirla con Antonio Ferrari, corrispondente da Atene per il Corriere della Sera, che ha autorevolmente firmato la prefazione, è che la Grecia, capace di «conquistare un’immagine di affidabilità senza tradire se stessa», prosegua nel suo percorso virtuoso. Non più ignorata dai media e dalla storiografia corrente, ma accompagnata nelle sue prossime sfide, da un’informazione attenta e senza pregiudizi, come nel caso di questo prezioso volume, in grado, non solo di documentare le svolte di una nazione che ha vinto molte sue scommesse, ma anche di restituirci una Grecia non più idealizzata, ma viva nella sua sconosciuta “contemporaneità”.

La Grecia contemporanea (1974-2006)