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La veglia del soldato. Cento anni sul monte per poter morire in pace
Nuovo Quotidiano di Puglia - 12/11/2017 - Rosario Tornesello  


 
 

Combaciava quasi tutto: l’età del soldato, la sua corporatura, il tipo di ferita. E poi quella sigla sul coperchio della gavetta. “SG”. Serìo Giuseppe? Dai fogli matricolari riconducibili a caduti o dispersi sul Lèmerle l’unico compatibile con quelle iniziali era proprio lui, il soldato partito dal Salento cento anni fa. Il suo corpo resta sepolto nel sacrario di Asiago. Come la verità, in fondo. Ma la sua memoria è qui, intatta. E ora assume le forme di una speranza che sfiora la certezza: aver dato una degna sepoltura al giovane militare, caduto assieme al nemico nella terra di nessuno. “La fantasia non ha alcun diritto di inquinare l’indagine storica, pertanto sarebbe inutile e quasi infantile mettersi a giocare agli Sherlock Holmes” scrivono Gualtieri e Dalle Fusine, protagonisti qualche giorno fa a San Cesario con la presentazione  del volume scritto a quattro mani su questa vicenda, dolorosamente storica, tragicamente umana. “Il soldato del Lèmerle. Un mistero lungo un secolo”.
Dieci giorni, dieci notti. Nel fuoco e nel sangue. Tra la vita e la morte. Appesi. Senza fuggire, senza voler restare. Soli in cima al monte, fino in fondo uomini. Una biografia ridotta a sigla. Due lettere appena, “SG”. Un’incisione sul ferro per non sparire, sommersi dalla follia.


Il soldato del Lèmerle