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Morani racconta le due Etrurie nei dipinti dimenticati

«Libero», 27/01/2018
Recensione di Giuseppe Pollicelli
 
 

Sino al prossimo 4 febbraio è possibile visitare, presso l’Istituto Centrale per la Grafica di Roma la mostra L’Etruria di AlessandroMorani, curata da una qualificata équipe di esperti di cui fanno parte, tra gli altri, Astrid Capoferro e Stefania Renzetti, le quali hanno pure coordinato i contenuti dell’ottimo catalogo edito da Polistampa (pp. 320, euro 48). La mostra consente di ammirare una collezione (acquisita nel 1945 dall’Istituto Svedese di Studi Classici di Roma) composta da 166 acquarelli e oltre 400 lucidi riproducenti le pitture delle tombe etrusche di Tarquinia,Chiusi,Orvieto e Veio. Tali lavori furono realizzati tra il 1897 e il 1910 dal pittore e scenografo romano Alessandro Morani (1859-1941) assieme a dei suoi collaboratori:un’operazione straordinariamente impegnativa che si è rivelata di inestimabile valore soprattutto con il passare degli anni,dato che alcune delle pitture originali si sono nel frattempo notevolmente deteriorate e altre sono addirittura andate perdute per sempre. «Si potrebbe affermare che per Morani esistettero due Etrurie», scrive lo studioso Federico De Mattia in uno dei saggi ospitati dal catalogo (che riproduce anche, accompagnandoli da accurate didascalie, tutti e 166 gliacquarelli), «un’Etruria mitica, emanazione di ideali artistici, e un’Etruria archeologica, storicamente definibile».

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