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I disegni onirici del sarto Capucci. Sapienza grafica e creatività

«La Repubblica», 09/01/2018
Recensione di Gaia Rau
 
 

Figure statuarie adornate di elmi e scudi, piume e girandole, copricapi variopinti. Personaggi onirici di un teatro dell’immaginazione che forse andrà in scena o forse, più probabilmente, è destinato a rimanere confinato al mondo dell’ipotesi, della suggestione, senza per questo perdere la propria potenza evocativa. Sono i settantadue disegni su carta realizzati da Roberto Capucci ed esposti a Palazzo Pitti per la mostra “Capucci dionisiaco”, inaugurata ieri in occasione di Pitti Uomo e visitabile fino al 14 febbraio nell’Andito degli Angiolini dell’ex residenza granducale (martedi-domenica ore 8,15-18,50; ingresso 13 euro). Realizzata in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio e curata dallo stesso stilista e couturier romano oggi ottantasettenne, l’esposizione riscopre e valorizza un doppio legame: quello fra il palazzo fiorentino e la moda – e, in particolare, la moda di Capucci, lanciato nel 1951, appena ventunenne, proprio da quel Giovanni Battista Giorgini ideatore e promotore, l’anno successivo, della prima sfilata in Sala Bianca – e la lunga tradizione di disegni per il teatro che vede capostipite Bernardo Buontalenti, alla fine del Cinquecento. I costumi in mostra incarnano molti degli inconfondibili elementi stilistici che caratterizzano il lavoro di Capucci: sapienza grafica e sensibilità negli accostamenti cromatici, proporzioni matematiche e visioni utopiche. Raccontando un autore che, come spiega il direttore degli Uffizi Eike Schmidt, «nella precisione e nella qualità calligrafica del segno sembra tradurre sulla carta un progetto già perfettamente sviluppato nella mente. La creatività si unisce al rigore della materia. Un Capucci dionisiaco ma con ferrea disciplina».


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