Condividi: Di Giorgio La Pira
Giorgio La Pira

Ci sono stati tempi in cui Giorgio La Pira e la sua azione suscitavano le reazioni più diverse: dalla sorpresa ammirata degli uni all’odio degli altri. È il destino quasi inevitabile degli uomini che vedono più lontano degli altri, che pensano più profondamente degli altri, che agiscono in maniera inusuale, in modo da sorprendere gli interlocutori. È importante che oggi La Pira abbia molti più amici di quanti ne aveva nella sua vita terrena. E ciò si capisce: è il verdetto della storia che ha confermato la bontà e la giustezza delle sue scelte di fondo. (Mikhail Gorbaciov)

Giorgio La Pira nasce a Pozzallo (Ragusa) il 9 gennaio 1904 da un’umile famiglia. Laureatosi in Giurisprudenza si trasferisce a Firenze, dove nel 1934 ottiene la cattedra di Diritto romano e fonda la Messa di San Procolo per l’assistenza spirituale e materiale dei poveri. Tra il 1929 ed il 1939 svolge un’intensa attività di studioso che lo mette in contatto con l’Università Cattolica di Milano: entra in amicizia con figure come padre Gemelli e Giuseppe Lazzati. Nel 1939, alla vigilia della guerra, fonda e dirige «Principi», rivista antifascista che difende il valore della persona umana e della libertà e pone le premesse cristiane per un’autentica democrazia. Il regime la sopprime l’anno seguente. Il 23 settembre 1943 sfugge alla polizia segreta che lo cerca per arrestarlo. Si nasconde prima nei dintorni di Siena e poi a Roma, nel 1944. Liberata Firenze l’11 agosto 1944, La Pira torna ad insegnare all’Università. Nel frattempo arricchisce il suo pensiero approfondendo la cultura cattolica francese e l’economia anglosassone. Nel 1946 viene eletto Deputato alla Costituente. Formula con Moro, Dossetti, Basso e Calamandrei i principi fondamentali della Costituzione della Repubblica affermando le libertà civili, religiose, il diritto universale al lavoro, il valore dell’uomo. Nel 1948 è nominato sottosegretario al Ministero del Lavoro; il 6 luglio 1951 è eletto Sindaco di Firenze (1951-1958; 1961-1965). La sua opera di sindaco è punteggiata da notevoli realizzazioni amministrative e da straordinarie iniziative di carattere politico e sociale. Nel corso del suo primo mandato, lotta contro la disoccupazione; ricostruisce Firenze dalle macerie della guerra e fa costruire dei nuovi quartieri popolari; organizza gli incontri internazionali di Firenze: i Convegni per la pace e la civiltà cristiana, i Colloqui Mediterranei; il Convegno dei Sindaci delle Città Capitali del mondo. Dal 1966, anno in cui partecipa al restauro di Firenze alluvionata, comincia a ritirarsi dall’attività pubblica anche se resta forte il suo impegno per il disarmo, la pace e l’affermazione del primato dei valori umani e cristiani. Muore a Firenze il 5 novembre 1977. I suoi funerali suscitano una straordinaria commozione e una grande partecipazione nel popolo fiorentino. Paolo VI lo ricorda pubblicamente durante l’udienza del mercoledì 9 novembre.

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