Pizzuto avvia, a partire da questo romanzo, quella “schietta tendenza a rifiutare i tempi determinativi del verbo” a favore delle “forme infinitive”, che costituisce la sigla stilistica ed espressiva precipua dello scrittore siciliano. Questa scrittura all’infinito è una scrittura del continuo presente, in cui è possibile rivivere quanto già vissuto e quanto vissuto da altri, e in cui è possibile far riapparire quanti hanno già vissuto o quanti sono già stati vissuti da altri. Ravenna, romanzo umoristico e pertanto biologico e genealogico, rappresenta insomma una delle più compiute operazioni letterarie che abbiano voluto fare del passato niente altro che una delle forme del presente, e che dunque abbiano trasformato in vivente quell’astratto vissuto che ognuno cerca di organizzare in racconto chiamandolo la propria vita.
Postfazione di Giancarlo Alfano Testimonianza di Andrea Camilleri
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